vaso Fabbri



Dario Arcidiacono

 L’amarena più grande del mondo, 2005

Max Ø 50 cm; h 65 cm
 Materiali vari, tecnica mista

 

 

Dal segno inconfondibilmente pulp, il suo linguaggio è nutrito di manga, cartoon, graffiti e videogiochi. È un omaggio al fanta-horror e allo splatter, dove teste rosso sangue si gonfiano a dismisura fino a esplodere.                        

 

 

Matteo Basilè

Amarena, 2005

100 x 70 cm
Stampa lambda su alluminio

 

 

A tutti gli effetti, uno dei più giovani talenti del digitale e del video, un mago di Photoshop e delle stampe elettroniche, con un grande segreto: essere riuscito a eliminare dalle macchine la freddezza delle figurazioni metalliche, quel distacco che altrimenti le avrebbe lasciate in secondo piano rispetto al calore e alla partecipazione della pittura e della fotografia. In definitiva, un Blade Runner dal cuore ancora pulsante.

                                                  

 

Corrado Bonomi

Fatina fatata fatale, 2005

30 x 30 cm; h 36,5 cm
Materiali vari, tecnica mista

 

Il corpus d’opera firmato Bonomi è segnato da una sorta d’affettuoso cinismo, da una rabbia sommessa e caustica che, puntualmente, riesce a trasformarsi in irrispettosa battuta di spirito, in calembour, in satira caustica. Ogni lavoro nasce per mettere alla berlina leggi e costumi consolidati, ma lo fa senza violenza, senza disprezzo, privo della benché minima illusione che quella denuncia possa comunque servire a qualcosa.

 

 

Stefano Cagol

Delitto per amore, 2005

80 x 130 cm
   Fotografia, stampa lambda, silicone, perspex e dbond

 

 

Come un giocoliere, passa con abile maestria dal video alla fotografia. Rilegge la realtà attraverso un’elaborazione digitale minima e non violenta. Simboli e paesaggi del momento attuale sono ripetuti, sdoppiati, visti attraverso inquadrature ravvicinate che li caricano di nuovi significati. La visione di un delitto che non si è mai compiuto.

 

 

F.lli Calgaro

Due Amarene, 2005

105 x 120 cm
Stampa da negativo colore su alluminio

 

Vittima e carnefice, amante e amata, situazioni torbide e inquietanti in cui sopraffazione e violenza la fanno da padrone. Di scena un cortocircuito tra la perfezione tecnica dell’immagine fotografica e la sua cattiveria, tra la bellezza dell’inquadratura e la brutalità della storia narrata.

 

 

Lorenzo Capellini

Hèléne, 2005

70 x 105 cm
                                 Fotografia digitale

 

 

Esperto del reportage culturale, una vita dietro l’obbiettivo. Immortala personaggi incontrati sul cammino, storie, immagini come poesie. La sua è una mitologia d’eroi e guerrieri, muse e dei. Ci sono Patty Smith e Carla Fracci, Pasolini e Antonioni, Arthur Miller e Ungaretti, Pina Bausch e Grotowsky. E poi Pomodoro, De Chirico e Moore. Ma anche tanti nudi femminili.

 

 

Antonella Cinelli

Naufragio, 2005

200 x 150 cm
Olio e tecnica mista su tela

 

Dipinge la femminilità, dunque la bellezza, cercandola nei dettagli anatomici e nei corpi di amiche e conoscenti. Sceglie il nudo, per la purezza e l’incoscienza. Nudità silenziose che portano a suggestioni sussurrate: il naufragar m’è dolce in questo mare.

 

 

Giacomo Costa

Scena n. 25, 2005

100 x 200 cm
C-Print su Forex

 

Giovane virtuoso del 3D, costruttore di vette impraticabili e abissi d’acciaio, dà vita a un immenso calderone dove, come fosse una pozione, paiono gorgogliare universi paralleli. Tra pareti di ghiaccio, abissi d’acciaio ed enormi bacini di cemento ci sono forse cose che voi umani non potete neanche immaginare.

 

 

Aldo Damioli

Storie bolognesi, 2005

30,5 x 36,5 cm (misura del dipinto)
Olio su tavola

 

Famoso per le sue Venezia-New York, per i suoi quadri capaci di shakerare Cataletto, la pittura di paesaggio contemporanea e le illustrazioni da rivista di vela, Damioli è un maestro del trucco e del camuffamento. Sotto l’aria di un lavoro bonario e simpatico, si nasconde uno studio accurato, attento e calibrato degli stili dell’arte, della storia del gusto e della rappresentazione. Anche quando, abbandonato Canaletto, sceglie di travestirsi da Morandi.

 

 

Enrico T. De Paris

Laboratory # 100/05

Ø base 16 cm; h 173 cm

Vaso in lamiera dipinta, acciaio ferro cromato, PVC

Nelle sue opere la densità delle costruzioni, delle idee, delle sollecitazioni non rimanda solo alla creatività fumettistica e illustrativa, ma ricorda l'assurdità delle urbanizzazioni selvagge, chiama in causa gli skyline affascinanti e assurdi come quelli di Ney York, Hong Kong, Manila, Toronto. Il suo lavoro dà vita a strani pezzi di un universo parallelo, ricrea in piccolo una sorta di Big Bang primogenio in cui materia e forme sembrano poter generare nuova vita e spazi...

 

 

Fulvio Di Piazza

Fabbrimarine, 2005

70 x 50 cm
Olio su tela


Nei pezzi di Di Piazza ci sono riferimenti continui e diretti al passato. Ma non solo alla storia della pittura: la sua vena iconoclasta e visionaria tocca il gusto tanto illogico quanto accurato di un Arcimboldi, ricrea le follie dell’allegoria e dell’anamorfosi, si rituffa nelle idee di un teatro dell’assurdo alla Samuel Beckett o alla Eugène Ionesco. Fonti diversissime, lontanissime tra loro, ma tutte radicate nella tradizione, oramai patrimonio della cultura e dell’immaginario collettivo.

 

 

Pablo Echaurren

Tentazione in blu, 2005

Max Ø 25 cm; h 24 cm
Pittura a risparmio in blu cobalto su maiolica berettino


 

 

 

Una pittura contaminata, dove il fumetto incrocia le avanguardie storiche, il ricordo della pop art, e qualche interferenza dei cartoon. Il tutto mescolato con figure radicate nella cultura popolare, dalla tradizione gotica a quella precolombiana.

 

 

Giosetta Fioroni

Ceramiche di Giosetta Fioroni, 2004

Max Ø 25 cm; h 24 cm
Pittura in policromia su maiolica blu con finiture oro e platino

 

Pittrice e ceramista, cerca segni che puntino all’allusività, alla metafora, alla leggerezza di immagini dolenti e felici. Disegni del tempo bello e del dolore, del lutto e della gioia; intuizioni, brevi flash, come un cuore d’oro.

 

 

Roberto Floreani

1905-2005 cento anni Fabbri, 2005

90 x 90 cm
Tecnica mista su tela

 

 

Floreani ha fatto suo il detto alchimistico trecentesco Tere tere tere nec tedeat terere e, a differenza della maggior parte dei pittori, non costruisce aumentando ma diminuendo: l’opera nasce quando viene privata della materia, quando viene scoperta dagli indumenti che la nascondono.
Non presenta niente di quanto avviene ed esiste intorno ad essa: non c’è il glamour, non il global e nemmeno il glocal, mancano i riferimenti al tempo presente. Tutto va in direzione della rarefazione estrema, dell’impalpabilità, della memoria pura e assoluta.

 

 

Maurizio Galimberti

Amarena Fabbri “Marta con Gialla”, 2005

83 x 67,5 cm
Mosaico polaroid con elementi manipolati

 

 

 

Immagini sincopate, scattanti, mai facili da riassumere. Volti che si autoriproducono ed esplodono, lineamenti brulicanti, sorrisi che diventano necessariamente enigmatici. Paesaggi alla Giger o alla Clarke, in cui dominano palazzi dalle mille finestre, dove gli edifici crescono, respirano, si adeguano a quanto li circonda. Galimberti ha fatto della frammentazione la sua cifra stilistica, nei suoi lavori personaggi, figure, panorami e oggetti non sono mai integri, non consentono mai una lettura univoca. Quasi che l’artista volesse sottolineare l’impossibile obiettività dell’obiettivo.

 

 

Omar Galliani

Amarene siamesi, 2005

200 x 40 cm
Matita su tavola

 

Maestro incontrastato del disegno, con una semplice matita crea immagini che hanno il senso antico della composizione, seppur stravolto e attualizzato. Come uno studioso stregato dal capolavoro, dimostra che l’evocazione e la rivisitazione del passato non solo sono praticabili, ma addirittura auspicabili, per ridare all’arte la capacità di raccontare, coinvolgere, ingannare.

 

 

Federico Guida

Il sogno di Dino: Amarena Fabbri, 2005

60 x 80 cm
Misto su legno

 

Angeli o demoni, rigorosamente nudi. Spazi virtuali, tappeti di rose e sfondi piatti di stoffe industriali. È la trasfigurazione della carne, la rappresentazione quasi onirica del corpo; una performance teatrale intimista virata in rosso. Un sogno rosso amarena

 

 

Marco Lodola


Cremolato, 2005

100 x 93 x 12 cm
Perspex + neon e filo luminoso

 

Scolpisce forme di luce, macchie di colore, figure senza dettagli, silhouettes di plexiglas che sembrano librarsi leggere in aria. La  realtà si impone nella sua immediatezza attraverso la semplicità delle forme stilizzate, come una coppa di gelato.         

                    

                                                                                   

Nino Migliori

Amarena per amare

208 x 260 cm; h 234 cm

Tecnica mista

 

 

Maestro indiscusso del mezzo fotografico, ama sperimentare tecniche e materiali: dalle foto in bianco e nero del realismo italiano anni Cinquanta alle più complesse installazioni. Interviene sugli scatti con l'inserimento di lampade di wood, con la proiezione d'immagini incise al laser su vetro e con l'utilizzo di un prisma rotante che diffonde, moltiplica e tiene in movimento. Fotografia per amare

 

 

Aldo Mondino


Iznik, 2004

52 x 84 cm
Olio su vetro

 

Tutto quanto prodotto da Mondino è eccezione alla regola, digressione dal codice, deroga da una norma che gli altri rispettano. L'artista dipinge le usanze turche, il misticismo sufi, i riti ebraici, ma non è un'orientalista, non studia il sufismo, non è un ebreo osservante e convinto. Non gli interessa portare sulla tela qualcosa che anche altri potrebbero conoscere alla perfezione, o aver visto durante un tour organizzato. La sua è sempre una rivisitazione romanzesca di luoghi, personaggi e vicende che lo hanno interessato e incuriosito solo per pochi attimi. Luoghi, personaggi e vicende che, lasciate alle spalle, dimenticate, l'artista riscrive, monumentalizza, rende mitici e originali.

 

 

Gianmarco Montesano

Histoire d’une famille, 2005

150 x 120 cm
Olio su tela

 

La memoria di un’epoca. Incerta, faziosa, lacunosa, labile e partigiana, come si conviene che sia ogni memoria, che altrimenti non potrebbe che incutere un sacro terrore. Anche sottile e preziosa, certo, come le testimonianze non scritte e non catalogate della storia, affidate a sparsi ricordi individuali, e per questo destinate a seminare sui freddi eventi qualche briciolo d’umanità prima di sparire col passare degli anni. Archivio in fieri del presente e del passato più prossimo, il lavoro di Montesano mira a testimoniare costumi, eventi e figure di un secolo, e insieme tende a riportare la pittura a quel ruolo da protagonista, da narratrice, rivestito per millenni.

 

 

Luigi Ontani

CiliElegia, 1999

Ø 24 cm
Tecnica mista

 

Eclettico per antonomasia, usa le tecniche dell’arte come grimaldello per aprire le porte della sua fantasia, per inventarsi una storia personale immaginifica e fantasmagorica. Gioca con la sua stessa figura, la manipola, la decontestualizza e la ricolloca in una sorta di mimetizzazione costante. Trasfigurazioni narcisistiche dove il corpo, protagonista, è attraversato da una sottile linea di vibrazione erotica. Un corpo da mangiare.

 

 

Fabrizio Passarella

BollyMood Cherry Parade (VotAntonio!), 2005

100 x 100 cm
Acrilico su tela

 

Figlio del tempo presente, pittore dotato di pennello e di telecomando, di velature e di zapping, Passerella porta su tela le logiche della comunicazione contemporanea, fatta di citazioni, salti, incongruenze, rimandi, confusioni, attenzioni minime e veloci. I suoi lavori, alla maniera dei film indiani, sono un insieme paradossale di situazioni incongrue, dove Groucho Marx potrebbe incontrare Karl, la Fiat 500 correre un Grand Prix e il vaso dell’Amarena Fabbri confondersi con le simbologie del Novecento.

 

 

Alex Pinna

Coccio biancoblu, 2005

Max Ø 30 cm; h 26 cm
Intervento su vaso ceramica con scultura in maiolica bianca

 

Una riflessione sempre in bilico tra il bisogno di gioco e la ricerca del silenzio, tra un’ironia dolce e affettuosa e la ecessità di concentrarsi sul senso del mondo. Pinna, pur non abbandonando mai uno spirito leggero, cerca di scovare il lato più tenero e umano di personaggi immaginari. Personaggi che sfidano il destino per conquistare una storia e un'identità.

 

Leonardo Pivi

Un secolo dolce, 2005

30 x 50 cm
        Micromosaico in oro bizantino antico, porcellana,         ceramica gres e pietre.

 

 

Sculture o mosaici, gioielli o decorazioni,
i lavori di Pivi non abbandonano mai la linea poetica segnata dal passato:
attraverso il recupero di iconografie arcaiche e l’impadronirsi di linguaggi storici, l’artista ricrea con ironia figure legate a miti e riti di culture lontane, spesso però assurdamente attualizzate.

 

 

 

Giorgio Tonelli

The beginning, 2005

36 x 36 cm
Olio su tavola

Pittore aristocratico, preciso e maniacale, sceglie vedute altere, a volte addirittura algide, riscaldate solo da luci dosate con sapienza. Paesaggi ovattati e disabitati: la poesia della luce e del silenzio, capace di far sognare restando coi piedi per terra. 

 

 

 

Dany Vescovi

Le Amarene, 2005

100 x 80 cm
Olio su lino

 

 Immortala la meraviglia e la (im)perfezione geometrica della natura. Con un procedimento alchemico e sentimentale, attraverso lo scavo nell’infinitamente piccolo, reinventa lo scheletro, lo spettro pittorico delle forme del mondo.

 

 

 

Corrado Zeni

Radici e germogli, 2005

150 x 100
Olio su tela

 

Immersi in un luogo senza tempo, sospesi in uno spazio privo di dimensioni, coordinate e prospettive, i protagonisti dei quadri di Zeni vengono dal niente e vanno verso il nulla, alla disperata ricerca di quell’identità che finalmente potrebbe assicurare loro i drammi, le gioie e le situazioni che altri chiamano vita. C’è però sempre qualcosa che già li spinge verso il loro destino. E quel destino, in questo caso, è stampato sulla pelle e nel Dna. 

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