vaso Fabbri



Matteo Bergamasco
Fabbrica Fabbri
200 x 200cm
Olio su tela
 
Con il lirismo sospeso che lo caratterizza Matteo Bergamasco crea un’immagine senza profondità per raccontare l’epopea centenaria della Fabbrica Fabbri. In ordine sparso sono descritte cose di ieri e di oggi: le bottiglie di cedrata e i gelati, i brandy Gran Senior e gli sciroppi, il vaso di liquore in ceramica bianco e nero anni cinquanta e quelli bianchi e blu dell’Amarena, i servizi da caffè omaggio in porcellana Richard-Ginori e tutto il processo industriale dei semilavorati per la pasticceria e la gelateria artigianale che fa ancora oggi il successo internazionale del marchio. Il pittore non ha bisogno di parole; coglie l’anima della situazione nel candore di un’immagine quasi fiabesca per dire, con sintesi poetica, la serenità di una vita laboriosa.
Davide Coltro
Avvistamento in prossimità di Portomaggiore (anno 1905)
90 x 150 cm
Fotopittura digitale
 
Che cosa ha avvistato Davide Coltro? In un paesaggio padano, virato di giallo, una decina di oggetti non bene identificati piovono dal cielo. Non è affatto scontato che si tratti di vasi stilizzati di Amarena Fabbri, piuttosto sono forme astratte, morbide e smussate come campane o astronavi, mammelle giganti o trottole, tutte immerse in un “medium color” creato dall’autore. L’artista veronese, infatti, ci ha da tempo abituati a queste visioni minimal o seriali, caratterizzate da infinite tonalità numeriche e da un valore cromatico estratto dalla realtà fotografata. Sono paesaggi dello spirito che invitano a riflettere sul rapporto tra realtà e mondo virtuale, tra natura e cultura. Gli scatti generatori di quest’opera sono di stampo classico e la loro peculiarità risiede nell’operazione di trasformazione dell’immagine fotografica originaria. Utilizzando il colore medio, che diventa una seconda e nuova pelle da applicare allo scheletro dell’immagine, Coltro ci mostra un cosmo oltre la tela; lo fotografa e poi lo “dipinge”. Ma dove nasce la sua visione? L’artista vede o sogna? E se vede, che cosa riempie il suo cielo?
ConiglioViola
Fabbri
80 × 120 cm
Fotopittura digitale, stampa Lambda sotto Plexiglas
 
In questo gioco di citazioni simboliche i rimandi suggeriti dalla giovane factory di Fabrice Coniglio e di Andrea Raviola sono davvero infiniti: l’homo faber (antenato di tutti gli artisti), la fucina di Efesto (Vulcano) che forgia le armi, la massoneria (il martello è lo strumento del maestro della Loggia e dei due guardiani), la ciliegia come goccia di sangue divino e come rubino che possiede le virtù di tutte le altre pietre preziose, metafora della pietra filosofale. Essendosi autoritratti citando il celebre duo inglese Gilbert & George, il duo ConiglioViola crea un’opera-parodia; artigiani virtuali del mediumdigitale, sono eclettici esponenti del meta linguaggio contemporaneo dove ogni cosa traslittera in “trovata” (cioè trova un posto sullo scenario del relativismo contemporaneo).
Vanni Cuoghi
Amare(u)na idea
100 × 100 cm
Acrilico su tela
 
Aerea, giocosa, intelligente, colta, l’Amarena di Cuoghi è concepita come una rugiada extraterrestre. Il frutto esce copioso dal copricapo della dea Idea, come Atena nacque dalla testa di Zeus. Descritta come un vaso di “Pandora-Fabbri”, l’apparizione celeste è concepita come un’immagine devozionale della tarda Controriforma, con il devoto vestito da damerino del Settecento ai piedi e il santo in cielo; è dipinta sospesa sulle nubi come una Vergine della santeriabrasiliana, profilata con tratto preciso come in un fumetto d’animazione e atteggia le mani in posa ieratica come una dea del “buon gusto” del pantheon induista. La tela ha carattere e forza attrattiva; è una presenza fiabesca, da assaporare con tutti i sensi
Andrea Di Marco
Peso dolce
100 × 90 cm
Olio su tela
 
Maestro dell’assurdo, l’artista inventa una scenografia surreale dove il Peso dolceavanza con leggerezza su un’Ape come su un carretto siciliano scassato e barcollante come vuole la tradizione popolare, ma quasi sospinto da un vento surreale che gonfia il vaso di Amarena Fabbri come una vela di poppa. L’elemento realistico si abbina a quello visionario: issato come un vessillo in cima a un’architettura di cassette di frutta e di verdura, il vaso dell’Amarena Fabbri provoca un sorriso; lo spettatore è spaesato e divertito e torna bambino nel cercare di ricostruire in modo logico questo delirio immaginifico. Le cose dipinte da Di Marco sono solo in apparenza modeste e insignificanti; in realtà portano una fortissima valenza simbolica dell’attività umana e della cultura da essa prodotta.

vincitore della 2° edizione
Michelangelo Galliani
Ancora una
58 × 36 × 34 cm
Marmo statuario di Carrara, marmo rosso di Verona e acciaio Inox
 
Un frammento di marmo bianco, con lettere e arabeschi incisi, evoca subito un mistero da scoprire, la cui chiave è nascosta forse in qualche pilastro di cattedrale medievale. Dove porterà la traccia Fabbri che si intravede tra le rugosità del marmo scolpito dal giovane Galliani? Non a Wiligelmo e neppure all’Antelami, suoi illustri predecessori in terra emiliana, perché il filo di acciaio che esce dall’urna è lucido come la lingua di un serpente incantatore e ha una ciliegina rossa in punta, che lambisce le forme di Philippe Starck. Il contrasto tra i materiali usati crea un’opera aperta, capace di plurimi rimandi: davanti a quest’oggetto prezioso il ricordo degli antichi maestri comacini cede subito il passo a quello dei moderni maestri pasticcieri.

vincitore della 2° edizione
Marcello Jori
Gioie Fabbri
94 × 44 cm
Oro zecchino su tavola
 
Amarene come gioie e cristalli, che dal vaso Fabbri gettano un cono di luce sul tempo infinito dello spazio cosmico. Nel monocolore che assomiglia alla vibrazione dell’universo, Marcello Jori crea per Fabbri queste piccole e preziose geometrie, incantate e caleidoscopiche. Sperimentatore della forma, artigiano della materia, l’artista ha lentamente abbandonato la matrice concettuale per ridare corpo al mondo. Dal tempo della sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia, nel 1982, ha creato molti mondi sensibili, passando dalla fotografia alla pittura, dalle “scritture” vorticose e fluttuanti nel suo spazio fisico e mentale agli edifici policromi dei “teatrini”, sgargianti architetture in movimento e preludio di questi bassorilievi di grande eleganza e armonia.
Paolo Maggis
Sweet Cherry
80 × 70 cm
Olio su tela
 
Il gesto artistico può essere erotico solo a un patto: la mano che offre il piacere deve essere la stessa che per prima l’ha colto. La ciliegia è piccola, la nostra aspettativa è grande, ma la bocca socchiusa della donna non ha voglia di dolce e non sa che cosa desiderare; a ingoiare tutto è un’ombra nera, in un gioco dai torbidi contorni che mette in posa ma non spinge in superficie le pulsioni vitali più profonde.
Nero (Alessandro Neretti)
Nuclear taste ovvero bontà devastante
76 × 76 × 39 cm
Vasi Fabbri su piatto in ceramica e interventi platino a 3° fuoco
 
Il giovane artista faentino progetta una sorta di bomba calorica dal gusto esplosivo: una installazione a tre corpi (i tre vasi in ceramica bianca e blu Fabbri) montati a trifoglio su un piatto bianco e il cui detonatore è l’Amarena Fabbri. Vince il preziosismo del platino che cola come sangue. Neretti decora la superficie dei vasi con piccoli teschi che non fanno paura a nessuno.
Giuseppe Rado
Amarena liberi tutti
100 × 140 cm
Stampa Lambda (fotoritocco digitale)
 
Due visi di donna dal profumo d’oriente stringono al seno un vaso di Amarena Fabbri e si guardano ammiccando sull’uscio. Sembrano speculari ma non lo sono. Siamo davanti al framedi uno spot pubblicitario? O siamo dentro un videogioco? Di certo siamo all’inizio di un’altra puntata scritta dalla fantasia di Giuseppe Rado, padre di due possibili icone da cartoon giapponese, Kaori e Shanty. L’artista ricrea in fotoritocco gli sguardi tipici dei manga e trasporta i suoi personaggi femminili in una dimensione reale. Le due ragazze hanno un tocco letterario, con aspetti e atteggiamenti che ripropongono gli orientalismi di fine Ottocento e inizio Novecento; ma le pose alla Madama Butterfly e alla Turandot non diventano gesto e il finale travolgente non arriva mai.

vincitore della 2° edizione
Antonio Riello
KalashnikovAmarenato
30 × 90 × 5 cm
Maiolica dipinta e smaltata
 
Fedele alla poetica ludica e provocatoria che lo ha reso famoso nel mondo (in Indonesia ha già un paio di imitatori) l’artista vicentino, maestro della computer art e il primo in Italia ad avere realizzato dieci anni fa un videogioco d’artista, interpreta il tema realizzando un’arma micidiale con la maiolica bianca e blu dei vasi Fabbri. Facendo entrare in rotta di collisione materia e forma, Antonio Riello descrive, con caustica ironia, le incongruenze e le psicosi del nostro tempo.
Giovanni Ruggiero
Introamarasca
71 × 50 × 10 cm
Introrilievo, ceramica dipinta a mano
 
Artista campano verace, porta in seno un sigillo indelebile: la percezione lancinante della realtà come contrasto tra vita e morte, come lotta tra luce e buio, come destino tra Inferno e Paradiso. In questo dilemma sceglie il Purgatorio. Cioè una strada mediana che entra nella notte ma punta all’aurora, una soluzione umana e provvisoria, proprio perché il male bisogna attraversarlo, ma poi lasciarselo alle spalle. Così la tragedia di Pompei diventa il più bel museo naturale di calchi umani a cielo aperto e Giovanni Ruggiero l’inventore del suo contrario: gli introrilievi. Scavando a incavo nella materia mostra l’interno della scultura stessa; non si tratta di calchi di materia al negativo, ma di sculture realizzate levando direttamente materia alla materia. Con questa impronta di busto umano scavata nella ceramica bianca e blu dei vasi Fabbri, l’artista ci dice di che pasta siamo fatti; ci racconta che il vuoto in natura non esiste e che l’assenza è soltanto l’altra faccia della presenza; in mezzo c’è la memoria di ogni esistenza
Andrea Salvatori
Senza titolo
40 × 70 × 100 cm
Terraglia smaltata e vaso originale di Amarena Fabbri
 
La bellezza di quest’opera d’arte sta nella forza ambigua che sprigiona, generando un felice cortocircuito sul piano formale e su quello simbolico. Il rosso che cola dalle fauci del drago è sangue o è succo di amarena? E il suo maldestro atterraggio ad ali spiegate sulla preda è una vittoria (il vaso si è rotto) o una sconfitta (il drago si è ferito)? La risposta sta nella cultura pop di questo giovane artista della ceramica, secondo classificato al 55° concorso internazionale del Premio Faenza 2007, e la sua visione global fantasy ci porta a sognare di Eragon a cavallo del drago blu Saphira, piuttosto che dell’arcangelo Michele. Il suo drago goloso di sciroppo guarda più a est che a ovest, diventando un simbolo bene augurante di fecondità e di fortuna, come in Cina e in Giappone dove questo animale leggendario è dipinto sui vasi, ricamato sui broccati, fuso nelle cannelle in bronzo a guardia delle fontane e accompagnato almeno una volta all’anno da feste e fuochi d’artificio. Nella creatura fiabesca di Salvatori, però, ci sembra di intuire una morale: nessun nemico avrebbe potuto sconfiggerlo tranne la bontà.
Nicola Samorì
Senza titolo
130 × 130 cm
Amarena e Tamarindo Fabbri, inchiostri e resina su carta applicata su tela
 
Raffinato pittore del corpo umano e del corpo animale, Samorì sceglie di raffigurare per Fabbri un profilo di donna dai vaghi tratti etiopi e dalla bellezza antica come Eva, la madre di tutti i viventi. Lo fa diluendo succhi di tamarindo e sciroppi di amarene, per ottenere insieme a resine e inchiostri un colore rosso come le sinopie e le più antiche pitture rupestri. Il pigmento, steso per velature su carte anticate e poi applicate su tela, è un medium tra l’alfa e l’omega del tempo, attraverso cui l’artista, con gesto sciamano, esercita la memoria e trasmette un barlume di verità, fragile come l’impalpabile spessore del cuore.
Adriano Tetti (Mistiche Nutelle)
Ecce Nocciolo
93 × 177 cm
Tempera su tavole di pioppo del XIX secolo e noccioli di amarena
 
La suggestione è forte e un profumo di spezie mediorientali e di serraglio esala dall’installazione di Adriano Tetti per Fabbri. Come in altri suoi lavori il titolo aggiunge senso all’opera, in cui il profilo del lanciatore di noccioli ha la stessa dignità di un ritratto rinascimentale, mentre il cappello a decori bianchi e blu dell’Amarena Fabbri prende il posto di quello dei danzatori sufi. Nel blu del supporto ligneo anche la traiettoria dei noccioli proiettati con elegante precisione crea una parabola celeste e un gradevole effetto notte: il combine painting di Tetti per Fabbri parte da Rauschenberg e giunge ai manifesti pubblicitari che annunciano “i numeri mai visti prima” del circo equestre di Moira Orfei.
Nicola Vinci
Good Morning
140 × 230 cm (totale/ overall)
Dittico
Stampa light jet montata su Plexiglas
 
Alquanto ermetico il dittico immaginato dal giovane fotografo pugliese per augurare buon inizio di giornata. L’accenno all’amarena è delicato, spalmato con naturalezza sulla fetta biscottata. I due ragazzini, che sembrano fratelli, hanno caratteri diversi, ma entrambi appaiono distanti, annoiati, soli. Lo sfondo alle loro spalle e il tavolo di legno massello in primo piano li rende eredi diretti dei dodici apostoli leonardeschi, invitati al desco di un’ultima cena dove manca il festeggiato. Vinci interpreta in modo magistrale il declino della civiltà europea che ai suoi figli non sa più dare una buona ragione di vita.
Massimiliano Zaffino
Serena all’Amarena ’07
110 × 150 cm
Olio su tela
 
La tela è eseguita in presa diretta: in un’anonima vasca da toilette Serena si immerge nell’acqua: è vestita. Non ha in mano una bottiglia di bagno schiuma, ma di sciroppo all’Amarena Fabbri e si accinge a versarne preziose gocce che virano tutta la composizione di un bel rosa antico. Alcune amarene navigano sott’acqua. L’atmosfera è invitante come in un manifesto pubblicitario e al contempo sospesa, come in un quadro metafisico. L’estetica pop, mediata dallo statunitense Alex Katz (New York, 1927), viene rafforzata dal dettaglio preciso della bottiglia, ma il colore non è steso per campiture piatte e Zaffino conosce le ombre e le sfumature del racconto. In quest’opera il protagonista non è un evento speciale e fuori dall’ordinario, ma l’attimo che lo precede; il giovane pittore genovese sa dare corpo all’attesa e il nostro sguardo si accende.
Luca Zampetti
Neanche lì poteva rinunciare alle sue amarene
180 × 125 cm
Grafite ed encausto su tavola
 
Lei è una squillo, i tacchi sono a spillo. Non ha un invito a colazione da Tiffany ma è a New York, in un scorcio di Manhattan. L’artista la ritrae mentre si accovaccia a terra e afferra l’oggetto del desiderio: il vaso di Amarena Fabbri. Come una bambina lo stringe tra le mani e in una luce verde e allucinata ne pregusta il sapore. La sua lingua avida e vibrante è descritta con la stessa precisione delle architetture, in un’inquadratura di taglio cinematografico. Luca Zampetti, pittore e poeta metropolitano, ripropone anche in questa tavola, eseguita a encausto con singolare realismo ed efficacia evocativa, la sua coscienza sporca di artista contemporaneo.

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